I MILLE VOLTI DELLA FAME NERVOSA

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I MILLE VOLTI DELLA FAME NERVOSA

Hungry

E’ TUTTA COLPA DEL NOSTRO IPOTALAMO

Non mangiamo solo per nutrirci: il buon cibo è anche una questione “estetica”. Forse anche per questo a tutti sarà capitato almeno una volta di provare un impulso irrefrenabile a ingozzarsi di qualcosa, spesso dolci, pur essendo sazi. È la fame nervosa, o eating emozionale, solitamente scatenata da sensazioni di ansia, vuoto, noia o rabbia.

Per capire le cause è necessario fare un piccolo viaggio all’interno del cervello, in quella sua parte chiamata ipotalamo, è una vera e propria centrale di collegamento tra il sistema nervoso autonomo cui spetta il compito di controllare le funzioni che l’organismo compie in modo automatico come la regolazione della temperatura del corpo o l’appetito – e il sistema endocrino che attraverso il rilascio di ormoni permette, di fronte ad un problema fisiologico, di agire rapidamente.

L’ipotalamo è in strettissimo collegamento anche con i centri del cervello che regolano le emozioni di fronte ad un’improvvisa sfida fisica abbiamo bisogno per combattere o fuggire di disporre immediatamente di tutta la nostra energia, da sfruttare producendo più cortisolo e insulina e pompando più sangue nei muscoli, grazie all’adrenalina. Cortisolo, insulina e adrenalina sono sotto il controllo dell’ipotalamo.

I centri ipotalamici della fame controllano anche i livelli di glucosio nel sangue: se scendono troppo scatta la fame, se salgono, si prova sazietà.

E se salgono ancora la nausea.

Tutto ciò entra in funzione di fronte a qualsiasi stress. Problemi economici e familiari, esami, delusioni affettive si traducono in brusche variazioni ormonali che possono portare all’inappetenza, se prevale il rilascio di adrenalina, o a un raptus famelico se prevalgono cortisolo e insulina.

Come tenerla a bada.

Che cosa si può fare per poter arginare questo vero e proprio “attentato” alla dieta? La prima cosa da fare è una sana e regolare attività fisica. La seconda strategia è di tipo cognitivo: si può tenere un diario in cui annotare le crisi, con una breve descrizione della situazione nella quale si presentano e delle emozioni provate, cosi da stabilire la propria “tipologia” di fame nervosa. In questo modo è possibile acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie sensazioni e riuscire a distinguere la fame biologica da quella psicologica, prepararsi ad affrontare quelle circostanze in modo diverso ed eventualmente a prevenire l’abbuffata con una breve corsa o magari, perché no, picchiando un cuscino.

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